Fabrizio De Andrè Live - Creuza de ma
La locuzione crêuza de mä nel genovesato definisce un viottolo o mulattiera, talvolta a scalinata, sorta di strada collinare che abitualmente delimita i confini di proprietà e porta (come tutte le strade a Genova) verso il mare. La traduzione è quindi "viottolo di mare" o, utilizzando un ligurismo, "crosa di mare".
I marinai, tornati dal mare, un posto "dove la luna si mostra nuda", quindi non guarnita da colline, foglie o case, vanno alla taverna dell'Andrea in un tentativo di riscoperta delle loro origini.
Il pezzo, considerato tra le più alte espressioni artistiche di Fabrizio De André, è interamente in lingua genovese (come del resto l'intero album).
Il testo è incentrato sulla figura dei marinai, e sulle loro vite da eterni viaggiatori, e racconta il ritorno dei marinai a riva, quasi come estranei. De André parla magistralmente delle loro sensazioni, la loro narrazione delle esperienze provate sulla propria pelle, la crudezza d'essere in balìa reale degli elementi; poi affiora una ostentata scherzosa diffidenza che si nota nell'assortimento dei cibi immaginati, accettabili e normali,(quasi, per un marinaio), contrapposti ad altri, come le cervella di agnello, o il pasticcio di "lepre di tegole" (ossia il gatto, spacciato per coniglio), decisamente e volutamente meno accettabili, e citati evidentemente per fare ironia sulla affidabilità e saldezza dell'Andrea e, forse, di tutto un mondo a cui sanno di non appartenere.
Alla fine il "padrone della corda", probabilmente la necessità o la loro scelta di vita, li riporterà al mare (FONTE: Wikipedia)
Commented Sep 14, 2009