Santa Maradona
BUENOS AIRES - Giovedì prossimo, giorno del suo 48esimo compleanno, Diego Armando Maradona sarà designato ufficialmente come nuovo allenatore della nazionale di calcio. Suo vive sarà Sergio Troglio. L’ex ct Carlos Bilardo, suo compagno di cordata nella scalata alla panchina lasciata da Alfio Basile, avrà il ruolo di direttore generale. El Pibe de Oro è tornato, per la sua settima vita. La mano de Dios, mille magie in campo e un’esistenza spericolata. Fuoriclasse indiscusso in campo e fuori misura da uomo comune, Diego Armando Maradona - che di comune non ha proprio nulla - ritrova alla fine il calcio, ovvero tutta la sua esistenza.
L’Argentina ha chiamato il suo figliol prodigo come ct della nazionale, quella che Diego portò a un titolo mondiale nell’86 e alla vendetta sull’Inghilterra nell’anno della guerra della Falkland-Malvinas, e alla quale si appigliò nel ‘94 da giocatore dopo il lungo tunnel della droga, tranne poi ricadere nella rete dell’antidoping per quel vizio diventato tragica quotidianità nella Napoli che lo osannava.
Due scudetti sotto il Vesuvio, nell’87 e nel ‘90, piu’ una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana. E poi il Mondiale vinto in Messico e la finale persa a Roma per Italia ‘90, dopo la semifinale di Napoli contro gli azzurri. Tutto per 705 partite ufficiali e 358 gol. Ma mai come per Diego Armando Maradona, il campione accompagnato dalla leggenda sin da bambino, i numeri dicono davvero poco.
El Pibe de Oro ha fatto sognare e piangere, innamorare e arrabbiare, perfino indignare, declinazione alla quale si è dedicato soprattutto dopo la chiusura dell’attività di fuoriclasse: il cibo smodato, la droga, l’alcool, la morte più volte sfiorata. Come se nulla, dopo tanti colpi di genio con il suo sinistro magico - indimenticabili tra gli altri quel gol in slalom tra i birilli inglesi a Mexico ‘86, o quella rete al Verona pescata con pallonetto tagliato da centrocampo...