Riise, Panucci e Mexes.
Quella stretta di mano, trasformata in un abbraccio lungo e quasi isterico fra Spalletti e Vucinic è il simbolo della vittoria della Roma sull’Atalanta. Il simbolo di una squadra ritrovata, di un gruppo ricostruito pezzo per pezzo dal Mister, e che adesso ha bisogno di ritrovare qualche giocatore importante, ma sopratutto di trovare continuità di gioco e di risultati. Sinceramente mi aspettavo molto, ma molto di più dall’Atalanta, soprattutto nel primo tempo. Pensavo che la squadra di Del Neri venisse a Roma per attaccare e per cercare di far risultato, ed invece ha giocato peggio della Reggina, difendendosi tantissimo e non pungendo nei pochi contropiedi prodotti.
In realtà giocare ogni 3 giorni fa male a molte squadre, l’Atalanta è una di queste, paga la stanchezza, e la non brillantezza dell’uomo chiave, Cristiano Doni, che non riesce né ad ispirare né ad ispirarsi.
Comunque non bisogna addossare tutte le colpe agli avversari, per una volta prendiamoci i meriti. La Roma aveva già dimostrato di aver ritrovato la giusta forma ed il gioco che aveva perso una settimana fa contro la Reggina. Tuttavia la sconfitta immeritata di Genova ha risollevato qualche dubbio. Io stesso ho sottolineato come nelle fasce si soffriva troppo, e questa volta Cicinho e Riise si sono dimostrati all’altezza di Cassetti e Tonetto. Soprattutto Cicero ha giocato benissimo, e secondo me è stato di gran lunga il migliore in campo, mostrando molta cura nella fase difensiva, e moderazione nell’andare in avanti. Finalmente abbiamo visto anche qualche tiro da fuori (buon segno, vuol dire che i giocatori hanno fiducia nei propri mezzi, e non scaricano la palla come se fosse bollente) di Riise, insomma, anche senza De Rossi, la Roma non ha avuto problemi in difesa, ed ha dominato a centrocampo. Mexes si è fatto vedere, con la solita sicurezza ha comandato il reparto difensivo ed ha annullato le sterili azioni d’attacco bergamasche (primo tiro in po
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