“La fibbia di Guido”, di Matilde Perriera, Liceo Classico “Ruggero Settimo”, Caltanissetta Sofferenza e comicità. L’ossimoro concettuale, in 120 minuti, ha consentito l’energica osservazione omodiegetica di “un mondo in cui per i deportati non era previsto alcun altro termine che la morte” (P. Levi), in cui “ogni umanità era spenta, deserto radicale dello spirito” (L. Paini). “E’ una vicenda semplice, come in una favola c'è dolore e c’è felicità”. Le incisive parole fuori campo di Omero Antonutti avviano la fervida perorazione contro il genocidio perpetrato dal Nazifascismo ne LA VITA È BELLA. Il titolo, “venuto fuori all’improvviso, con un’emozione che ha fatto tremare tutte le costole” (Benigni), ha voluto sdrammatizzare il clima rovente degli anni '30, le leggi razziali del ’38, i lager, “paradigmi assoluti dell’inferno sulla Terra” (L. Paini). La rivisitazione, grandiosa per “queste commoventi storie d'amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, in cui l'una è la continuazione dell'altra” (M. Morandini), per gli espedienti e le bugie che un padre si inventa per salvare la vita al bimbo, è stata supportata dalla valida consulenza dello storico M. Pezzetti e, soprattutto, di Shlomo Venezia, Sonderkommando sopravvissuto di Auschwitz, preposto all’estrazione dei corpi dalle camere a gas e alla successiva cremazione. Empeirìa e sensiblerie sono i fili conduttori incentrati su Guido Orefice, il quale, desiderando aprire una libreria, va a lavorare, con l’aiuto dello zio Eliseo, come cameriere al Grand Hotel di Arezzo. Il protagonista, con il suo viaggio movimentatissimo, anticipa in prolessi i drammatici eventi che costituiranno la tessitura capillare di questa avventura esistenziale. Si innamora di una maestrina, s’imbatte violentemente in un arrogante gerarca fascista, fa amicizia con il medico tedesco Lessing, si spaccia per ispettore scolastico, parla a lungo con la sua “principessa” e le confessa il proprio affetto; in albergo, allontana Dora dallo “scemo delle uova” impegnato ad annunziare il
“La fibbia di Guido”, di Matilde Perriera, Liceo Classico “Ruggero Settimo”, Caltanissetta Sofferenza e comicità. L’ossimoro concettuale, in 120 minuti, ha consentito l’energica osservazione omodiegetica di “un mondo in cui per i deportati non era previsto alcun altro termine che la morte” (P. Levi), in cui “ogni umanità era spenta, deserto radicale dello spirito” (L. Paini). “E’ una vicenda semplice, come in una favola c'è dolore e c’è felicità”. Le incisive parole fuori campo di Omero Antonutti avviano la fervida perorazione contro il genocidio perpetrato dal Nazifascismo ne LA VITA È BELLA. Il titolo, “venuto fuori all’improvviso, con un’emozione che ha fatto tremare tutte le costole” (Benigni), ha voluto sdrammatizzare il clima rovente degli anni '30, le leggi razziali del ’38, i lager, “paradigmi assoluti dell’inferno sulla Terra” (L. Paini). La rivisitazione, grandiosa per “queste commoventi storie d'amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, in cui l'una è la continuazione dell'altra” (M. Morandini), per gli espedienti e le bugie che un padre si inventa per salvare la vita al bimbo, è stata supportata dalla valida consulenza dello storico M. Pezzetti e, soprattutto, di Shlomo Venezia, Sonderkommando sopravvissuto di Auschwitz, preposto all’estrazione dei corpi dalle camere a gas e alla successiva cremazione. Empeirìa e sensiblerie sono i fili conduttori incentrati su Guido Orefice, il quale, desiderando aprire una libreria, va a lavorare, con l’aiuto dello zio Eliseo, come cameriere al Grand Hotel di Arezzo. Il protagonista, con il suo viaggio movimentatissimo, anticipa in prolessi i drammatici eventi che costituiranno la tessitura capillare di questa avventura esistenziale. Si innamora di una maestrina, s’imbatte violentemente in un arrogante gerarca fascista, fa amicizia con il medico tedesco Lessing, si spaccia per ispettore scolastico, parla a lungo con la sua “principessa” e le confessa il proprio affetto; in albergo, allontana Dora dallo “scemo delle uova” impegnato ad annunziare il
“La fibbia di Guido”, di Matilde Perriera, Liceo Classico “Ruggero Settimo”, Caltanissetta Sofferenza e comicità. L’ossimoro concettuale, in 120 minuti, ha consentito l’energica osservazione omodiegetica di “un mondo in cui per i deportati non era previsto alcun altro termine che la morte” (P. Levi), in cui “ogni umanità era spenta, deserto radicale dello spirito” (L. Paini). “E’ una vicenda semplice, come in una favola c'è dolore e c’è felicità”. Le incisive parole fuori campo di Omero Antonutti avviano la fervida perorazione contro il genocidio perpetrato dal Nazifascismo ne LA VITA È BELLA. Il titolo, “venuto fuori all’improvviso, con un’emozione che ha fatto tremare tutte le costole” (Benigni), ha voluto sdrammatizzare il clima rovente degli anni '30, le leggi razziali del ’38, i lager, “paradigmi assoluti dell’inferno sulla Terra” (L. Paini). La rivisitazione, grandiosa per “queste commoventi storie d'amore, prima tra un uomo e una donna, poi per un figlio, in cui l'una è la continuazione dell'altra” (M. Morandini), per gli espedienti e le bugie che un padre si inventa per salvare la vita al bimbo, è stata supportata dalla valida consulenza dello storico M. Pezzetti e, soprattutto, di Shlomo Venezia, Sonderkommando sopravvissuto di Auschwitz, preposto all’estrazione dei corpi dalle camere a gas e alla successiva cremazione. Empeirìa e sensiblerie sono i fili conduttori incentrati su Guido Orefice, il quale, desiderando aprire una libreria, va a lavorare, con l’aiuto dello zio Eliseo, come cameriere al Grand Hotel di Arezzo. Il protagonista, con il suo viaggio movimentatissimo, anticipa in prolessi i drammatici eventi che costituiranno la tessitura capillare di questa avventura esistenziale. Si innamora di una maestrina, s’imbatte violentemente in un arrogante gerarca fascista, fa amicizia con il medico tedesco Lessing, si spaccia per ispettore scolastico, parla a lungo con la sua “principessa” e le confessa il proprio affetto; in albergo, allontana Dora dallo “scemo delle uova” impegnato ad annunziare il