Il 27enne palestinese Ashraf Abu-Rahama manifestava contro il muro di Na'alin. L'esercito israeliano lo ha preso, pestato, ammanettato, bendato e poi un soldato gli ha sparato un proiettile di gomma da distanza ravvicinatissima, mentre il tenente colonnello lo teneva fermo. Che dire? Se non che episodi come questi non aiutano il processo di paese. Sono fatti riprovevoli e odiosi che alimentano lo spirale di violenza. Come si dice la violenza è cieca e parafrasando Martin Luther King si può dire che la logica "occhio per occhio alla lunga ci lascia tutti ciecchi". Dunque siamo ancora dentro il tunnel e all'orrizonte non si intravede alcuna luce. La pace non è affatto vicina. Essa non si realizza con pacche alle spalle tra i leaders mentre nella quotidianità prevale la guerra totale dell'odio. Questione di cuore! .